L’amore comincia dall’ascolto

Nota di Ruggiero Lattanzio

“Oggi che ci troviamo nell’era delle grandi comunicazioni di massa, viviamo ormai sommersi dalle parole. Basti pensare che in molte case la TV accesa fa da costante sottofondo che inonda di parole la vita domestica. Oppure pensiamo anche alle nostre vite frenetiche spesso piene di comunicazioni frettolose al telefono, coi colleghi di lavoro, in famiglia e anche in comunità nella quale spesso siamo costretti a scambiarci tante informazioni nel poco tempo che abbiamo per poter stare assieme. E così accade che i brevi momenti che abbiamo a disposizione per poter stare un po’ in comunione vengono subito riempiti di comunicazioni rapide e magari anche di parole pronunciate velocemente senz’avere il tempo di rifletterle. La fretta nel parlarci rende le nostre relazioni sempre più frenetiche e, soprattutto ci sottrae la possibilità di stare ad ascoltarci, perché quando ci si parla frettolosamente non ci si ascolta davvero, in quanto ciascuno di noi finisce col concentrarsi non sulle cose che ascolta ma sulle cose che deve dire o fare”.

Verso l’altro

“Di tutto restano tre cose: 
la certezza che stiamo sempre iniziando,
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.
 
Pertanto, dobbiamo fare: 
dell’interruzione, un nuovo cammino,
della caduta, un passo di danza,
della paura, una scala,
del sogno, un ponte,
del bisogno, un incontro”.
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Nota di Gianluigi Coltri
“”Il web ha deciso che questi versi sono di Fernando Pessoa, ma non lo sono, rivelerò alla fine di chi sono veramente. Ma il web se ne frega, di questa come di altre fake news, e fa rimbalzare nell’etere (si diceva così, in passato) dei versi molto belli, confondendo gli autori. Però, anche nella falsa attribuzione, può esserci qualcosa di buono, anzi di più.
La prima parte è ragionevolmente pessimista: la caducità, la provvisorietà, l’incompiutezza segnano l’esistenza umana, anzi, forse la definiscono (ci riscattiamo, se vogliamo, solo in una prospettiva ulteriore, superando i confini della vita terrena). La prima parte ci pone i limiti, i confini, le fatiche, gli affanni.
Ma la seconda parte è tutta movimento, apertura, ripresa: l’inizio di un cammino, il passo di danza, il primo gradino di una scala, l’attraversamento di un ponte, il movimento verso l’altro. Sono movimenti, cioè processi. Così, forse, ci definiamo meglio che con gli spazi: avviamo, iniziamo, ciò che qualcun altro condurrà, proseguirà, completerà, chiuderà. Siamo del tempo e nel tempo.
L’autore è Fernando Sabino, scrittore brasiliano morto nel 2004, non sono i versi di una poesia, ma le righe di un romanzo (“O encontro marcado”), le ho sistemati io come fossero versi.  Non hanno niente di Pessoa, ma fa figo attribuirli ad un grande scrittore, piuttosto che ad uno sconosciuto esistenzialista””.
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