Scuola di emozioni

Alleati dell’errore o alleati della persona?

Il mese di settembre è partito all’insegna delle emozioni come elemento vitale della persona. Nel nostro blog, in queste ultime settimane, abbiamo utilizzato alcuni filmati che sono stati importanti esempi di come pesino le emozioni nella nostra vita quotidiana e come pesino nella storia di ognuno, fin da bambini.

Per esempio nei rapporti genitoriali, nella comunicazione, negli incontri e nelle relazioni.

Ci manca un sistema educativo che provveda a fornire fin dalla tenera età abilità in campo emozionale.

Ma non si vive senza emozioni. Nel contempo le emozioni vanno conosciute, capite, gestite. Quel che serve da sempre è una “scuola delle emozioni”.

Se certe cose valgono per i bambini, a maggior ragione valgono per coloro che bambini non sono più.

Ben ce lo spiega la neuroscienziata prof.sa Daniela Lucangeli, dell’Università di Padova. Tra le altre cose nel breve colloquio-intervista (Il Mattino di Padova – aprile 2018) la scienziata, ma anche il giornalista non è da meno, ci dà una fenomenale dimostrazione di esercizio d’empatia.

Buon ascolto!

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Gianni Faccin

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Con i tuoi occhi

Un altro spot pubblicitario di  una compagnia telefonica, ci riporta a riflettere su emozioni e nuove tecnologie. Ecco la sottolineatura di Wind:

Oggi la tecnologia offre infinite possibilità per catturare e conservare ogni istante.

Ma ci saranno sempre emozioni che meritano di essere vissute e ricordate in modo diverso“.

Io non amo particolarmente questo emittente, ma trovo che l’obiettivo di colpire e far riflettere sia riuscito e riesca ogni volta che si torna a vedere il video.

Lo stesso avviene con il video che abbiamo pubblicato il 18 scorso: “Papà“.

Ben venga dunque, con una esortazione che è quella di renderci più consapevoli verso le nostre emozioni e verso l’uso e la funzione delle nuove tecnologie.

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Gianni Faccin

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La comunicazione autentica sta nell’Incontro

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione, che ci insegnano.

Non solo, ci provocano e ci muovono dentro quanto di più importante possiamo avere come la nostra sensibilità.

Questo avviene grazie alle emozioni.

E’ tramite le emozioni che ci accorgiamo quanto sia importante, desiderabile e bello dare spazio a momenti di vita così veri, profondi e, nel contempo, semplici, come l’incontrare gli altri.

Il filmato che proponiamo che si intitola “Papà”, è stato curato da Giuseppe Capotondi per Wind ed è del 2014. L’operatore telefonico ha accompagnato l’uscita del video con il seguente commento:

La tecnologia ci ha avvicinato. Comunicare è sempre più semplice e sempre più veloce. Ma ci sono occasioni in cui gli uomini e le donne hanno e avranno sempre bisogno di incontrarsi e comunicare così, uno di fronte all’altro“.

Bene, con quasi un milione di visualizzazioni possiamo dire che questo messaggio, per quanto attivo sul fronte della pubblicità commerciale, dovrebbe essere fruibile ad un maggior numero di persone, perché tocca i delicati ed importantissimi livelli relazionali tra padre e figlio, abbracciando passato e futuro. Infatti “senza radici non si vola”.

Ogni papà è stato figlio e ogni figlio può essere padre.

Gianni Faccin

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Quelli che sanno

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Se riflettiamo in modo laterale, schivando le solite idee e i continui luoghi comuni,  forse riusciamo a salvarci , a vivere la nostra vita.

Non siamo nati per essere sempre accondiscendenti e docili. La natura dell’ uomo è una natura selvaggia.

Nata per sopravvivere in condizioni estreme e pronta a questo.

E’  innaturale stare alla scrivania otto ore, è innaturale la routine, è innaturale lo stesso schema di pensieri che si attua ogni giorno automaticamente per sopravvivere.

L’ halzeimer continua a diffondersi e noi? Pensiamo di sconfiggerlo a colpi di facebook.  Non mi pare sia l’ arma migliore.

Migliore è il pensiero laterale, la scossa, un’ improvvisata da fare alla società.

Pensiamoci.  I giovani sono coloro che portano l’originalità di idee e la freschezza di pensiero. Peccato che oggi in Italia siano tutti classificati come “pivellini” e venga dato potere a “quelli che sanno”.

Quelli che sanno costruire ponti, quelli che sanno fare politica,  quelli che sanno risolvere i problemi, quelli che sanno vivere.

I giovani, finora, hanno capito una cosa: star lontani da quelli che sanno, solamente per salvarsi la vita.

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I silenzi possono urlare

“Ascoltare vuol dire capire ciò che l’altro NON dice.”  

(Patrice Ras)

 

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È sicuramente difficile sentire parole che non vengono pronunciate!

Ma, secondo me, dobbiamo in primis distinguere il verbo SENTIRE dal verbo ASCOLTARE.

Il nostro sistema uditivo è coinvolto in entrambe le azioni, ma con una grande differenza. Mentre sentiamo solo l’udito partecipa all’azione; mentre ascoltiamo, oltre all’udito, altre funzioni cognitive devono essere necessariamente messe in moto. Sentire le parole che ci vengono dette non significa ascoltare.

Ascoltare significa  “prestare attenzione”.

Per farlo è necessario capire il tono, le parole con cui si esprime una persona, cogliere l’emozione con cui condivide il suo stato d’animo, dare attenzione ai piccoli gesti e al suo modo di porsi. Per ascoltare dobbiamo insomma usare anche gli occhi, il cuore e la mente.

Spesso la parola che viene taciuta è molto più importante della parola che viene detta.

Penso che i silenzi, a volte, possano urlare!

Non tutto è dicibile ed esprimibile, perché c’imbarazza, si prova vergogna o perché si ha paura del giudizio degli altri. Ma ciò che non viene detto provoca sicuramente un’emozione e se stiamo “ascoltando” una persona con gli occhi e col cuore possiamo almeno intuire che … vorrebbe ma non dice.

Quante volte sarà capitato con i nostri figli, con i nostri compagni o con gli amici di vederli rabbuiati e chiedere loro, magari anche insistentemente, di confidarsi con noi. Possiamo e sappiamo essere attenti ed empatici con chi abbiamo vicino e, anche se non proferisce parola, avvertiamo che qualcosa non va.

Certo è più difficile riuscire con persone che conosciamo poco, ma già intuire che viene taciuto qualcosa può essere un modo per cercare di aiutare a riempire quel silenzio con parole ed emozioni e cominciare così a capire ciò che l’altro non dice! 

Sentire è facile perché esercizio dell’udito, ma ascoltare è un’arte perché

si ascolta anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza” (Enzo Bianchi).

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Annamaria Sudiero

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Rete di Comunità

Diamo inizio al mese di settembre e, quindi, alla graduale piena attività dei centri di ascolto con un aggiornamento di quella che vogliamo considerare la “nostra rete” e con una precisazione sul suo significato.

Da anni ci interessiamo al concetto di Rete. Soprattutto ci siamo impegnati a sperimentarlo. Dal concetto di Rete si passa in breve alla Rete sociale che non è altro che l’insieme di interazioni tra varie persone.

Rete sociale o di comunità “… non è solo un concetto utilizzato per meglio descrivere ed interpretare la realtà, ma anche uno strumento di intervento, soprattutto nel lavoro dei servizi sociali, sanitari e di comunità in generale”.
Ecco allora il lavoro di rete, termine con cui “si intende l’azione perseguita di un operatore, o anche di più operatori congiuntamente, che si esplica in una relazione
con una rete di persone, cioè con altre relazioni preesistenti o potenziali, migliorando in tal modo la reciproca qualità e la reciproca capacità di azione. L’operatore di rete è colui che, per professione e in forza  di un mandato, si pone come guida relazionale all’interno di un assetto di rete, assumendo una posizione intermedia tra reti primarie e secondarie, accompagnando i singoli e le reti come totalità nella promozione e nello sviluppo di relazioni orientate al bene comune, sostenendo lo sviluppo delle reti verso la condivisione e l’autonomia”.

Nel nostro agire abbiamo contribuito a tessere nel tempo una serie di relazioni di fiducia e di collaborazione, con persone, con gruppi-associazioni o enti. Assumendo se necessario per mandato o per emergenza anche un ruolo di guida relazionale.

Abbiamo una nostra rete di relazioni che opera in comunità ampia (territorio del quartiere di riferimento e territorio comunale).

Stiamo in questi tempi vivendo una fase di aggiornamento e di consolidamento che se vogliamo focalizzarla con una immagine è ben rappresentata sotto.

E’ un po’ un nuovo punto di partenza che, contiamo, accoglierà nuove collaborazioni autentiche.

Sempre in ricerca dunque! Da qua ripartiamo.

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Redazione DimmiTiAscolto

 

Sinergia zero

Fotocomposizione in wipJean2018

Fonti e spunti:

  1. AAVV, Reti di Comunità – Dossier 9/6/2015 Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia;
  2. P. Amerio, Psicologia di comunità, il Mulino, Bologna;
  3. P. Donati – F. Folgheraiter  (a cura di), Gli operatori sociali nel welfare mix, Ed. Erikson;