Fragilità!

E’ ancora un argomento”fragile” che tocco, e con esso i fragili.
Perché cadere nel vortice della droga è una scelta univoca, che non lascia spazio alla ragione.
E’ una scelta non ponderata per tutelarsi dalle ingiustizie di questo mondo.
Quale periodo più vulnerabile dell’ adolescenza, quando si cerca un rifugio nell’adulto  che non è in grado di ‘fornire’, o meglio di ‘essere’ esempio?
E’ un vortice che attrae come una risposta mai avuta, una richiesta di aiuto mai esaudita né udita.
E poi il corpo. Non più rispettato diventa protagonista del male
e l’anima, il bene viene confinato in una cieca speranza che non verrà esaudita.
Come spiegare che il bene esiste e ognuno di noi ne è artefice?
Il bene come risposta alla fragilità diventa essenziale, anzi essenza che deve essere toccata dall’adolescente, vissuta.
Con l’ esempio delle figure adulte“.
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Fragilità o povertà? -II-

Seconda parte del pezzo di Gianfranco, resoconto dell’indagine promossa dalla Cooperativa Samarcanda con i comuni e le associazioni di assistenza locali  sulla attuale situazione di povertà nell’Alto Vicentino.

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 “E’ evidente che serve qualcosa di più rispetto alle indagini quantitative, ovvero occorre aggiungere indagini qualitative a quelle quantitative. E ciò perché la povertà si è trasformata in una fragilità diffusa dovuta a: perdita del lavoro o  fallimento dell’azienda, rottura familiare, malattie invalidanti, dipendenze vecchie e nuove (ludopatia) e  … può colpire diversi livelli sociali.

Nella ricerca compaiono storie di persone che si sono ritrovate “senza tetto” e questo colpisce anzitutto l’interessato, ma anche la famiglia, e ha ripercussioni sulla comunità. Infatti l’evento improvviso produce nella persona un crollo dell’autostima, che ha come probabile conseguenza una rottura familiare e quindi una perdita del primo supporto: sono persone di questo tipo, magari  prima agiate, che preferiscono rivolgersi non agli sportelli istituzionali, ma  ad organismi informali

Nel territorio dell’Alto Vicentino questi supporti hanno saputo interagire meritoriamente, ma nei prossimi anni  la creazione di modalità di connessioni fra i servizi e le reti informali dovrà diventare strategica. 

Infatti, la deriva personale comporta una progressiva perdita di salute fisica e mentale, tanto che l’ulteriore peggioramento conduce inesorabilmente al ‘pronto soccorso’ come sportello salvavita. E il sistema di risposta, ancora impostato sul passato, fatica ad affrontare questa nuova situazione. Le indagini di tipo qualitativo a supporto delle statistiche potrebbero offrire alcuni orientamenti .

Da quanto esposto qui sopra, si capisce il rischio che il sociale sia “sanitarizzato”.Ma il nostro sistema è socio-sanitario e questo va valorizzato. Di fronte a una grave difficoltà personale che potrebbe precipitare, occorre mettere in atto delle opportunità di reinserimento relazionale/lavorativo e questo richiede capacità di intervento precoce e di collegamento tra chi opera nel campo;

2) Serve allora un monitoraggio integrato: bisogna rompere le separazioni di tipo amministrativo, perché la formula vincente è l’integrazione fra comuni, asl, centri per l’impiego, cooperative e volontariato;

3) Occorrono anche interventi settoriali con politiche adeguate di sostegno da parte del comune: attualmente, per esempio, Schio privilegia il problema abitativo, Malo quello scolastico …

In conclusione, la ricerca ha avuto come scopo quello di introdurre nel ‘piano conoscitivo’ delle analisi capaci di penetrare nel sommerso per scoprire per tempo le fragilità, con la collaborazione di chi viene direttamente a contatto con le realtà di disagio sociale.

Senza un rapporto costante tra reti formali (istituzioni) ed informali (associazioni, gruppi di sostegno, ecc.) la programmazione rimarrebbe debole”.

10568954_432358706905565_2806075779848511361_n  Gianfranco Brazzale

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Fragilità o povertà? -I-

Che cosa vuol dire “fragile” ce lo dice il latino da “frangere”: spezzarsi, rompersi. Si dice che qualcosa è fragile quando questo qualcosa ha strutturalmente la caratteristica di rompersi.

E un primo concetto che ci porta alla situazione descritta è proprio il concetto di “povertà”. L’E. Treccani spiega che “la povertà è un concetto allo stesso tempo intuitivo e ambiguo. Esso dipende dalla società cui si fa riferimento, ma anche dal punto di vista di chi è interessato alla sua definizione ed, eventualmente, alla sua misura. In origine il concetto di povertà è stato probabilmente associato alla preoccupazione di definire la distribuzione della ricchezza; ma, al contrario delle più raffinate misure distributive, esso si è imposto come una nozione intuitiva indipendente dall’esistenza di grandi diseguaglianze sociali. Più precisamente, il concetto di povertà è legato all’idea che è necessario raggiungere un livello minimo di reddito (o di altri diritti di uso o consumo dei beni) per poter vivere normalmente, ossia per non soffrire conseguenze inabilitanti sul piano fisico, o essere oggetto di ostracismo da parte degli altri membri della società”.

E la nostra società di riferimento, il nostro territorio quali segnali ci dà oggi su questo tema? Come possiamo stabilire un rapporto tra fragile e povero? Cominciamo a ragionarci su partendo da dati concreti e locali.

L’Alto vicentino è stato definito un’area ad alta coesione sociale. Orbene, grazie al lavoro della Cooperativa Samarcanda Onlus di Schio è stata svolta, con la collaborazione di diversi comuni e di diverse realtà associative locali, una indagine mirante a conoscere i nuovi profili della povertà.

Visto l’importanza del tema pubblichiamo nel nostro blog – in due puntate ravvicinate – un resoconto dell’indagine, a firma di un nostro operatore volontario, che ringraziamo,  di quanto presentato dalla Cooperativa Samarcanda l’11 ottobre scorso in occasione della “Giornata mondiale di contrasto alla povertà” (La Redazione DTA).

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“Fino a pochi anni fa, nella nostra zona, la povertà veniva considerata un fenomeno del passato (che portò alle note emigrazioni) perché il 99% della popolazione, grazie allo sviluppo economico, si trovava in una condizione di benessere e coltivava aspettative di progresso per i figli.

La vera povertà era circoscritta a situazioni marginali che venivano affrontate con l’assistenza e le politiche del settore ritenevano di poter assorbire il fenomeno.

I censimenti dal 2001 al 2011 rilevano che solo una bassa percentuale delle famiglie versava in stato di bisogno.

Con la crisi economica iniziata nel 2008, è la situazione generale a farsi più allarmante: si affaccia il rischio di impoverimento, segnalato principalmente con la fatica ad ‘arrivare a fine mese’ o ad affrontare una spesa improvvisa o a pagare i costi della casa …

Che strumenti ha adottato lo Stato per affrontare il problema?

Nel 2017 il sostegno all’inclusione, nel 2018 il reddito di inclusione e nel 2019 il reddito di cittadinanza, che ha allargato la platea, grazie all’abbassamento dei valori ISEE.

Nei Comuni oggetto di indagine (Schio, Malo, Marano V., S. Vito di Leguzzano, Santorso, Thiene) solo quattro residenti su mille (4 su 1000) hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza: una percentuale che parrebbe non allarmante. 

Ma gli strumenti quantitativi utilizzati dalle Istituzioni (comune, Inps, ecc.) sono adeguati a cogliere i processi sommersi di impoverimento?

Domanda cruciale se si considera che quelli che si rivolgono al volontariato sono in realtà molti di più di quelli rilevati dalle statistiche” [segue].

 

10568954_432358706905565_2806075779848511361_n Gianfranco Brazzale

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L’Altro – la Fragilità – l’Aiuto.

Una nuova stagione.

Oggi, in molte parti del mondo, il nostro compreso, si riaffacciano con maggior vigore vere e proprie persecuzioni contro le persone, donne e uomini, in paesi nei quali si è in pericolo per il solo fatto di appartenere ad una specifica identità culturale, religiosa, ma anche per essere di una etnia diversa dalla nostra oppure per avere un pensiero distinto da quello espresso dalla massa. Ed è un mondo, il nostro, in cui spesso siamo chiamati a scegliere da che parte stare. Non sembra contare più se abbiamo una storia oppure se siamo passati per esperienze tragiche che le nuove generazioni – probabilmente – non immagineranno più.

Non possiamo dare ai cosiddetti social la responsabilità delle azioni divisive. Essa appartiene ad ognuno di noi. Anche se è ben evidente a tutti che i sempre più diffusi strumenti della rete sono sempre di più armi per colpire l’altro, senza se e senza ma, e il simulmondo è divenuto spazio ampio, anzi illimitato, in cui esprimere soprattutto il proprio malessere, oltre che per lanciare veleni.

E’ in questo contesto che riprendiamo la nostra comunicazione attraverso il blog.

Ci siamo incontrati come redazione, abbiamo riflettuto e abbiamo deciso di dare avvio ad una nuova stagione che – a parte gli aspetti formali e grafici – esprimerà nuovi contenuti connessi ai bisogni chiave per il mondo d’oggi.

Vorremmo essere di stimolo per i nostri volontari, professionisti e studenti dei nostri gruppi d’aiuto-centri di ascolto e degli associati e simpatizzanti della nostra associazione madre. Ma vorremmo essere di stimolo anche per tutti quei lettori che potranno trovare in questo spazio riflessioni, contributi utili e nuovi modi di vedere.

Ma che cosa “è necessario” per noi e per gli altri?

Quale ascolto, quale pratica ci permetteranno di ridare senso alle nostre vite?

Le nostre riflessioni ci hanno portato a scegliere di confrontarci spesso per mantenere la barra al centro da un lato e per concentrarci su alcuni temi chiave dall’altro.

Lo faremo ancora persona a persona, gruppo a gruppo, ma lo faremo anche qui quale spazio web destinato ad illuminare quanto di più importante caratterizza il rapporto umano.

I temi saranno essenzialmente tre, in questa ripartenza:

– l’Altro

la Fragilità

l’Aiuto.

Buona lettura.

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La Redazione DTA

 

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