Pensare anche a sé

Su suggerimento della collega Clitta Frigo riporto in estrema sintesi il pensiero scaturito dalla lettura condivisa di un testo della coppia Kathryn e David Geldard, psicologi e counsellor professionisti, formatori e scrittori (citaz. “Parlami, ti ascolto” edito da Erickson).

Nell’aiuto agli altri occorre prevedere sempre anche uno spazio adeguato riservato all’auto-riflessione e al pensiero e dialogo interiori, una sorta di area per la ricarica, un po’ come avviene per le automobili, quando sono a corto di energia o di carburante.

Si tratta, per chi aiuta gli altri, di pensare un po’ ai propri bisogni. Non è banale, assolutamente.

Ecco un passo dal testo citato.

Dobbiamo prenderci cura dei nostri bisogni fisici, sociali, emotivi. Se non lo facciamo, è difficile che riusciamo davvero ad aiutare qualcuno.

Per riconoscere l’esigenza di ricaricarci dobbiamo essere pronti a:

. osservare nei nostri comportamenti tutto ciò che è anomalo, sempre che si presenti;

. ascoltare e accogliere tutte le osservazioni provenienti dagli altri (feedback);

. riconoscere le nostre emozioni, i nostri stati interni, dare loro un “nome”.

Per evitare di ritrovarci esausti, o travolti dai vissuti emotivi si può:

. prenderci cura del nostro benessere fisico;

. cercare anche di divertirci e rallegrarci;

. riposare quanto necessario (fasi di sonno);

. coltivare le relazioni sociali e mantenerle possibilmente nel tempo;

. se c’è l’esigenza, non escludere di chiedere aiuto a terze persone che siano competenti.

Infine se vogliamo essere effettivamente d’aiuto agli altri, non possiamo dimenticare la crescita e lo sviluppo personale di ognuno di noi”.

 

A cura di    IMG_0224   Gianni Faccin

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Come aiutare

Nel pezzo precedente, di metà gennaio, con cui abbiamo dato avvio al nostro blog 2020, abbiamo chiuso con la frase: “E trovarsi dalla parte dei bisognosi rende più consapevoli che non è facile lasciarsi aiutare e nemmeno diventare un po’ più umili”.

Ed è così. Non è facile aiutare e nemmeno farsi aiutare.

Nel primo caso, spesso, saremmo portati ad aiutare secondo quanto ci detta il nostro ego e, nel secondo caso, magari nella inconsapevolezza, vorremmo riuscire in ogni situazione critica, anche soccombendo, al limite, pur di non essere supportati da altri.

Troppo orgoglio o superbia? O timore di dover relazionarsi con qualcuno più bravo o disponibile di noi? Della serie … non voglio dover ringraziare nessuno!

E’ cosa che va attentamente approfondita.

Ma nel caso dell’aiuto agli altri come possiamo percorrere un cammino di genuino aiuto che sia frutto di un equilibrio, per quanto fluido, tra le nostre personali esigenze e le esigenze dell’altro?

Desidero oggi approfondire quest’ultimo interrogativo, rinviando ad altra occasione il tema “farsi aiutare”.

E’ indubbio che chi aiuta gli altri, in qualsiasi situazione, lo fa sia per agevolare l’aggiustamento di una situazione critica vissuta da una persona o da un gruppo di persone; sia per dare soddisfazione ad una esigenza personale, in genere anche se non sempre, del tutto legittima.

E qui entra in campo la dimensione che qualcuno definisce di auto-aiuto. Si tratta di conoscerla e saperla amministrare per raggiungere lo scopo di favorire in altri, con gradualità, una competenza, ossia aiutarsi in autonomia.

Perché ciò avvenga occorre che io per primo, se voglio aiutare altri, sia in grado di aiutarmi da solo, diventando competente in questo atteggiamento.

Del resto non è possibile aiutare gli altri se prima non si è capaci di aiutare se stessi.

Di quale atteggiamento stiamo parlando?

E’ un atteggiamento complesso, fatto di molteplici elementi.

In base a quanto da me vissuto, tra questi elementi sono presenti alcune posizioni forti: accettare di mettersi in discussione – quindi “umiltà”, desiderio di conoscersi a fondo – quindi “coraggio e fiducia”, unite ad un atteggiamento di profondo ascolto di sé – quindi “rispetto e amore” verso se stessi.

Soltanto con questo atteggiamento, composto senza dubbio di altre virtù, potrò costruire e strutturare l’equilibrio personale che permetterà di aiutarmi a restare centrato e ad evolvere e crescere. Solo così quando volgerò gli occhi fuori da me, lo farò aiutando gli altri con serenità, in modo tendenzialmente disinteressato, senza aspettarmi nulla in cambio che non sia il beneficio altrui [segue].

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IMG-20150524-WA0001   Gianni Faccin

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Fonti e riferimenti
Aiuto alla persona – Gianni Faccin, GEDI
https://www.aiutoallapersona.it/

 

Il senso dell’aiutare

E veniamo con questo primo pezzo, che inaugura il nuovo anno, all’”aiutare”.

Innanzitutto il significato.

Nella versione riflessiva significa adoperarsi con tutte le forze ovvero con tutto ciò che si ha a disposizione per uno scopo, ingegnarsi.

Nella versione transitiva significa sostenere con i propri mezzi chi si trova in difficoltà o nell’impossibilità di fare da solo; soccorrere.

Nella prima è facile riprendere l’auto aiuto della famosa “aiutati che il cielo ti aiuta”. Nella seconda invece viene spontaneo ricordare l’altra notissima “qualche santo ci aiuterà”.

Da quanto scritto sopra si evince che aiutare è un’opera che in un momento di difficoltà si presta o si riceve. Il termine “aiuto” deriva dal latino adiutus-diuvare, fatto di ad e iuvare, giovare. In sé il termine non contiene la circostanza difficile o critica, ma solo il giovamento, dato o ricevuto. E’ però evidente che è proprio la circostanza critica a far risaltare l’atto. Infatti non è aiuto se un amico viene a trovarci portando la pizza, ma è aiuto se ci presenta qualcosa che non avremmo potuto permetterci, o che non saremmo riusciti a procurare. Un atto luminoso rispetto ad una situazione posta su di uno sfondo oscuro.

Ecco che l’aiuto si esprime come azione nobile, di alta umanità e di grande delicatezza: non è facile prestare il giusto aiuto, così come spesso non è facile accettarlo.

Aiutare è “gridare”, chiamare forte la necessità impellente, oltre a offrire generosamente.

E’ un’esperienza che possiamo dire strana, nel caso sia vissuta dalla parte di chi riceve anziché dare, come un vecchio genitore che è ora bisognoso della vicinanza dei figli.

E trovarsi dalla parte dei bisognosi rende più consapevoli che non è facile lasciarsi aiutare e nemmeno diventare un po’ più umili” [segue].

 

IMG-20150524-WA0001   Gianni Faccin

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Fonti e riferimenti
Aiuto alla persona – Gianni Faccin, GEDI (fonti di autori vari)
https://www.aiutoallapersona.it/
https://www.treccani.it