Rete di Comunità

Diamo inizio al mese di settembre e, quindi, alla graduale piena attività dei centri di ascolto con un aggiornamento di quella che vogliamo considerare la “nostra rete” e con una precisazione sul suo significato.

Da anni ci interessiamo al concetto di Rete. Soprattutto ci siamo impegnati a sperimentarlo. Dal concetto di Rete si passa in breve alla Rete sociale che non è altro che l’insieme di interazioni tra varie persone.

Rete sociale o di comunità “… non è solo un concetto utilizzato per meglio descrivere ed interpretare la realtà, ma anche uno strumento di intervento, soprattutto nel lavoro dei servizi sociali, sanitari e di comunità in generale”.
Ecco allora il lavoro di rete, termine con cui “si intende l’azione perseguita di un operatore, o anche di più operatori congiuntamente, che si esplica in una relazione
con una rete di persone, cioè con altre relazioni preesistenti o potenziali, migliorando in tal modo la reciproca qualità e la reciproca capacità di azione. L’operatore di rete è colui che, per professione e in forza  di un mandato, si pone come guida relazionale all’interno di un assetto di rete, assumendo una posizione intermedia tra reti primarie e secondarie, accompagnando i singoli e le reti come totalità nella promozione e nello sviluppo di relazioni orientate al bene comune, sostenendo lo sviluppo delle reti verso la condivisione e l’autonomia”.

Nel nostro agire abbiamo contribuito a tessere nel tempo una serie di relazioni di fiducia e di collaborazione, con persone, con gruppi-associazioni o enti. Assumendo se necessario per mandato o per emergenza anche un ruolo di guida relazionale.

Abbiamo una nostra rete di relazioni che opera in comunità ampia (territorio del quartiere di riferimento e territorio comunale).

Stiamo in questi tempi vivendo una fase di aggiornamento e di consolidamento che se vogliamo focalizzarla con una immagine è ben rappresentata sotto.

E’ un po’ un nuovo punto di partenza che, contiamo, accoglierà nuove collaborazioni autentiche.

Sempre in ricerca dunque! Da qua ripartiamo.

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Redazione DimmiTiAscolto

 

Sinergia zero

Fotocomposizione in wipJean2018

Fonti e spunti:

  1. AAVV, Reti di Comunità – Dossier 9/6/2015 Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia;
  2. P. Amerio, Psicologia di comunità, il Mulino, Bologna;
  3. P. Donati – F. Folgheraiter  (a cura di), Gli operatori sociali nel welfare mix, Ed. Erikson;

 

La Scelta

Se non adesso, quando?

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“”Ogni relazione implica un processo educativo. Nell’incontro con l’altro possiamo scegliere se istruire (istruirci) o educare (educarci) .

Dipende da ciò che scegliamo la relazione che costruiamo e il processo educativo che avviamo: nel lavoro, a scuola, nel sociale ma in ogni contesto che si prende cura dell’altro, educare è un dato non rimovibile.

Coltivare umanità, comunicare e educare generando comunità: ogni giorno una occasione per sperimentare, capire, come il talento, la disponibilità e la professionalità di ognuno possono fare rete generando processi educativi e comunità capaci di risvegliare, riappropriarsi della propria capacità generativa di umanità.

Che poi è quella che ognuno di noi cerca negli altri e chiede dagli altri””.

 

(da LaMeridiana.it 7 gennaio 2918)


 

Centro di primo ascolto per tutta la comunità

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Il prossimo mese di dicembre saranno passati cinque anni dall’inaugurazione del Punto d’Incontro San Giorgio, centro di primo ascolto, gestito da un gruppo di circa venti volontari che aderiscono alla locale associazione di volontariato sociale San Giorgio Onlus. L’attività prevede spazi di primo ascolto presso la canonica di Poleo (Schio – Vi) non più in uso al parroco, e presso il vicino centro civico, nonché presso altre realtà vicine. Se necessario, come già avvenuto in questi anni, viene offerto aiuto anche dedicando spazi specifici, riguardanti in particolare “temi economici”, “studio e lavoro”, “volontariato” e “temi esistenziali”. In quest’ultimo caso con attività di counselling.

La foto riportata vede la partecipazione di diversi membri della comunità in occasione della inaugurazione (8 dicembre 2012). Il volantino “non sono più sola” riguarda la campagna in corso verso le persone della terza età e i loro familiari (nel quartiere permane una elevata componente di persone sole e spesso anziane e malate).

Altre foto e informazioni sul presente blog.

 

Comunità, oggi

Si sente spesso, oggi, parlare di comunità, bene comune, ma forse non è così semplice come se ne parla … E non è più così semplice – se mai lo è stato – lavorare per una Comunità. E’ interessante ascoltare ed accogliere idee emergenti, come per esempio quelle attuali di una persona che ha dato tanto alla Comunità e nel caso ad una Città. E’ l’esperienza di un amministratore e politico, oggi ritirato dal compito istituzionale e partitico, ma sempre sensibile alle prospettive di destino della comunità in cui vive e lavora come semplice cittadino. Luigi Dalla Via è stato consigliere comunale e politico per oltre 30 anni. Per diversi mandati assessore e per dieci anni sindaco di una città di 40.000 residenti (Schio – Vi).

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Comunità e Politica

“Il termine comunità è stato dimenticato. Capacità della politica non è solo saper mediare, ma fare anche sintesi delle esigenze dei singoli rapportate alle esigenze della comunità. Oggi si risponde a singoli bisogni, a singole persone o categorie. Invece il bene comune è quello che riguarda la comunità, intesa come quel qualcosa in più della somma delle singole persone. È compito della politica cogliere i vari spunti. Oggi questa impostazione è ancora attuale, anche se è molto più complicato. Infatti la politica da sola non riesce a uscirne. Serve fare cerchio con la cultura, con le scuole, con l’economia, con la mentalità delle famiglie. Oggi non vedo una soluzione, anche nel prepolitico. Si tratta di lavorare nel piccolo, nel locale, nel lavoro, cercando di fare qualcosa che va in questa direzione. Non vedo che ci siano – anche a livello mondiale, europeo – segnali o indicazioni. In questa incertezza io mi rifaccio all’Universo. Quanto grande è l’Universo? E quanto piccola è la Terra? Dovremmo avere più coscienza del fatto che la nostra vicenda personale non è isolata e sganciata da tutto il resto. Va bene essere idealisti, ma serve guardare a quello che ci accade qui come a quello che accade a Parigi o molto più lontano. In altri termini, la cosa che vedo più difficile e carente oggi è la progettualità, sia per il mondo sia per le piccole comunità”.

(da intervista curata da Gianni Faccin per Altovicentinonline.it del 14/11/17 – Schio. Da sindaco a impiegato. A tu per tu con Gigi Dalla Via.’ Anche l’antipolitica è politica’)

comunità

Lavoro di Comunità e Partecipazione

“Gli operatori di comunità non si limitano a sostenere i gruppi comunitari. Si può fare lavoro di comunità, in effetti, a partire da numerosi approcci diversi. Vale la pena di provare a classificarli, con una nota cautelativa: è bene difficile che, nella pratica del lavoro sul campo, si possa fare uso dell’uno o dell’altro di questi modelli ‘allo stato puro’. Si tratta di tipi ideali che ci aiutano a comprendere meglio il lavoro di comunità. Eccone alcuni:

– L’approccio dello sviluppo di comunità ovvero il lavorare con la comunità, e quello della pianificazione di servizi, ovvero lavorare con la comunità;

– la prospettiva dell’auto aiuto (la comunità che si aiuta da sè) contrapposta a quella delle azioni di pressione;

– il ruolo assunto dall’operatore: facilitatore oppure organizzatore;

– il lavoro di comunità in senso stretto o come stile;

– il lavoro di comunità a titolo gratuito, a cui si contrappone quello retribuito”.

[da “Il lavoro sociale di comunità” di Alan Twelvetrees – Erickson Ed. 2016]

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Si parla sempre più spesso di «lavoro di comunità». Sotto due visuali.  Da una parte, si intende la capacità delle comunità locali di realizzare autonomamente forti iniziative per la soluzione di propri problemi o innestare processi di cambiamento importanti. Dall’altra, si indica la capacità di singoli operatori di promuovere progetti di rigenerazione comunitaria. In questa seconda via, il lavoro di comunità è un preciso approccio professionale, ad alto contenuto relazionale. Ma attenzione, lelemento irrinunciabile per un autentico lavoro di comunità è la partecipazione. Il coinvolgimento reale delle persone, senza imposizioni da sopra, ma lasciando spazio a un processo aperto e paritario. Non è possibile, infatti, pensare di risolvere i problemi collettivi di una comunità intera se non facendo leva sulle capacità della stessa comunità di fronteggiare i propri problemi”.

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