Il viaggio ti cambia

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione o di viaggio, che ci insegnano, che ci emozionano, indicandoci la via d’uscita alle nostre attese. E’ il caso recentissimo dello spot SAS.

Basta ritrovarci nel viaggio, nel nostro viaggio, per poter anche noi entrare nel flusso.

E alla fine di ogni viaggio c’è un incontro …

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Da Redazione DimmiTiAscolto

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Una casa costruita sulla pietra

E a proposito di Tristezza, dalle canzoni possiamo imparare, imparare a ritrovarci.

A ritrovare la nostra essenza più profonda, dentro il nostro animo, a rinnovare i nostri valori, che sono stati i nostri pilastri più lontani – nel tempo – che hanno sostenuto la nostra crescita umana, spesso non del tutto consapevolmente.

E’ così che possiamo riscoprire la nostra casa costruita sulla roccia.

Ecco la lirica tradotta in italian di “To build a home”, seguita dall’intensa interpretazione di “The Cinematic Orchestra”.

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C’è una casa costruita sulla pietra – pavimenti di legno, muri e davanzali tavoli e sedie consumate dalla polvere – questo è il posto dove non mi sento solo – questo è il posto dove mi sento a casa – perché ho costruito una casa per te, e per me finché non è scomparsa da me, e da te e adesso è tempo di lasciarla e fare in modo che si tramuti in polvere …

Fuori in giardino dove abbiamo piantato i semi – c’è un albero vecchio quanto me – i rami sono stati cuciti dal colore verde – il terreno si è alzato fino ad arrivare alle nostre ginocchia – dalle fessure della superficie mi sono arrampicato fino in cima – mi sono arrampicato sull’albero per vedere il mondo – poi delle folate di vento mi hanno fatto cadere
Mi sono tenuto forte mentre tu ti tenevi a me – Mi sono tenuto forte mentre tu ti tenevi a me – perché ho costruito una casa per te, e per me finché non è scomparsa da me, e da te – e adesso è tempo che si tramuti in polvere … “

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(Patrick Watson e co.)

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“E’ validissima questa canzone perché, con drammaticità e realismo, dà una visione puramente umana alla condizione temporanea di ciò che costruiamo in questa vita, incluse le cose positive. La canzone è triste. Parla della contingenza dei rapporti umani che costruiamo.
Siamo in grado di costruire case (le relazioni) che sono come alberi che seminiamo, irrighiamo, di cui ci prendiamo cura e che, una volta cresciuti, ci permettono di vedere il mondo dai loro rami; tuttavia tutto ciò può scomparire in qualsiasi momento.
Ed è inoltre fatto per disintegrarsi e diventare polvere. Pensiamo a una malattia o, in modo definitivo, alla morte”.

Efficacissimo l’accostamento alla canzone di questo stupendo filmato.

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(fonte: https://www.fmalombardia.it/musica/to-build-a-home-the-cinematic-orchestra/)

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Il pianto

Coloro che sono incapaci di piangere, che vivono rinchiusi nella loro solida armatura di isolamento a distanza, dovrebbero essere in realtà loro a piangere sulla loro sventura.

Se non ci tocca nulla, se abbiamo messo il nostro cuore al riparo dai vuoti d’aria, allora resteremo tranquilli ma soli, lasciandoci sfuggire la vita. 

(Adrien Candiard)
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Elogio alla Sofferenza

Quasi sempre la tristezza sembra insopportabile. Essa è una sofferenza che presenta diversi gradini in una scala che a volte pare interminabile. E’ un’emozione di certo fastidiosa e molto spesso difficile da gestire.
Il più delle volte, le persone fanno di tutto per scacciarla dalla propria vita. Questo vuol dire che non viene mai riconosciuta o espressa come si dovrebbe.
In realtà, è una reazione importante e naturale di fronte agli eventi difficili e a ciò che viene a mancare nella vita. Ci indica che abbiamo perso qualcosa o che dovremmo fare dei cambiamenti per affrontare le situazioni più complicate.
Quindi, va evitata o valorizzata?
Riflettiamo su quanto scrive Beatrice Bertoli, componente della redazione di DimmiTiAscolto, operatrice volontaria del nostro centro di ascolto  e counsellor in formazione.
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La nostra società vuole eliminare la sofferenza.
Chi è triste, e si trova in un gruppo, viene subito isolato ed etichettato come “strano”.
Chi è triste non ha il diritto di esserlo.
Arriva subito lo psichiatra che, a richiesta, scorrendo con l’ indice sul suo librone,
trova il rimedio, la pastiglia, quella che non ti fa sentire “escluso” dalla società.
Chi non si fa “curare” per la tristezza, viene tacciato come vigliacco, mentre chi si fa curare si dice che è “tanto malato”.
Ma la normalità non comprende la tristezza?
Quel sentimento dell’anima che ci fa capire chi siamo, ci indica la strada giusta da seguire, ci fa fare le scelte migliori.
E’ “triste” abolire la tristezza dalla faccia della terra. 
Con essa si abolisce ogni diritto, per primo quello di essere umani.
Permettere la sofferenza significa permettere la crescita di ogni individuo.
La sofferenza è essa stessa la cura.
Beatrice Bertoli
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Scuola di emozioni

Alleati dell’errore o alleati della persona?

Il mese di settembre è partito all’insegna delle emozioni come elemento vitale della persona. Nel nostro blog, in queste ultime settimane, abbiamo utilizzato alcuni filmati che sono stati importanti esempi di come pesino le emozioni nella nostra vita quotidiana e come pesino nella storia di ognuno, fin da bambini.

Per esempio nei rapporti genitoriali, nella comunicazione, negli incontri e nelle relazioni.

Ci manca un sistema educativo che provveda a fornire fin dalla tenera età abilità in campo emozionale.

Ma non si vive senza emozioni. Nel contempo le emozioni vanno conosciute, capite, gestite. Quel che serve da sempre è una “scuola delle emozioni”.

Se certe cose valgono per i bambini, a maggior ragione valgono per coloro che bambini non sono più.

Ben ce lo spiega la neuroscienziata prof.sa Daniela Lucangeli, dell’Università di Padova. Tra le altre cose nel breve colloquio-intervista (Il Mattino di Padova – aprile 2018) la scienziata, ma anche il giornalista non è da meno, ci dà una fenomenale dimostrazione di esercizio d’empatia.

Buon ascolto!

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Gianni Faccin

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Con i tuoi occhi

Un altro spot pubblicitario di  una compagnia telefonica, ci riporta a riflettere su emozioni e nuove tecnologie. Ecco la sottolineatura di Wind:

Oggi la tecnologia offre infinite possibilità per catturare e conservare ogni istante.

Ma ci saranno sempre emozioni che meritano di essere vissute e ricordate in modo diverso“.

Io non amo particolarmente questo emittente, ma trovo che l’obiettivo di colpire e far riflettere sia riuscito e riesca ogni volta che si torna a vedere il video.

Lo stesso avviene con il video che abbiamo pubblicato il 18 scorso: “Papà“.

Ben venga dunque, con una esortazione che è quella di renderci più consapevoli verso le nostre emozioni e verso l’uso e la funzione delle nuove tecnologie.

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Gianni Faccin

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La comunicazione autentica sta nell’Incontro

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione, che ci insegnano.

Non solo, ci provocano e ci muovono dentro quanto di più importante possiamo avere come la nostra sensibilità.

Questo avviene grazie alle emozioni.

E’ tramite le emozioni che ci accorgiamo quanto sia importante, desiderabile e bello dare spazio a momenti di vita così veri, profondi e, nel contempo, semplici, come l’incontrare gli altri.

Il filmato che proponiamo che si intitola “Papà”, è stato curato da Giuseppe Capotondi per Wind ed è del 2014. L’operatore telefonico ha accompagnato l’uscita del video con il seguente commento:

La tecnologia ci ha avvicinato. Comunicare è sempre più semplice e sempre più veloce. Ma ci sono occasioni in cui gli uomini e le donne hanno e avranno sempre bisogno di incontrarsi e comunicare così, uno di fronte all’altro“.

Bene, con quasi un milione di visualizzazioni possiamo dire che questo messaggio, per quanto attivo sul fronte della pubblicità commerciale, dovrebbe essere fruibile ad un maggior numero di persone, perché tocca i delicati ed importantissimi livelli relazionali tra padre e figlio, abbracciando passato e futuro. Infatti “senza radici non si vola”.

Ogni papà è stato figlio e ogni figlio può essere padre.

Gianni Faccin

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