Dignità

Si parla molto di Dignità in questi tempi, o almeno molti ne parlano anche con enfasi. Eppure qualcuno tra le varie riforme vorrebbe riattivare modalità di costrizione che sono note nella storia per aver pesantemente offeso la dignità dell’uomo e della donna.

Questo avviene in tempi in cui si celebra quel cambiamento che è stato grande nella nostra società perché ha dimostrato come tutto sia possibile. Anche se ogni processo comporta poi ulteriori necessari cambiamenti che permettano un vero progresso sociale complessivo. E’ chiaro il riferimento oggi alla legge che ha chiuso i manicomi, matura di 40 anni ormai. Una legge di altissimo livello ma che non è stata nei decenni supportata adeguatamente dalle necessarie fasi di de-istituzionalizzazione e partecipazione.

Su questo torneremo, ma intanto iniziamo ad inoltrarci in questo campo complesso ed altrettanto interessante con una mini inchiesta costruita su tanti incontri /colloqui anche non ricercati tra la nostra operatrice volontaria e le persone ascoltate, essenzialmente accolte ed ascoltate.

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Dignità

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Che dignità ha un malato di mente? Una dignità negata. 

Non trova risposte alle sue esigenze che sono di relazione, innanzitutto e poi di … rispetto.

Parlo con L., 45 anni,  ricoverato in psichiatria anni fa e mi racconta che nello spogliatoio con i nomi sugli armadietti, ogni privacy era negata; nome e cognome apparivano là, integri, grandi, come grande l’ umiliazione di esistere, là dentro. Quattro chiacchiere con i vicini di stanza erano consentite ma, sorvegliate. 

Parlo con M. che mi racconta di un parente deceduto durante un ricovero. Anch’egli  ignorato nella sua sofferenza di vivere e quasi meritevole di quella morte che, forse, non cercava.

G. mi racconta del suo essere ospite in un appartamento protetto: “Sì, sai, quegli appartamenti in cui vengono sistemati questi “malati”, per poi essere ripresi e forse “riaccolti” in un mondo “normale”.

Quante virgolette! Sì, perché quelle di queste persone narrate, sono “vite”.

E quando si nega il rispetto, si nega tutto. 

Quali studi o teorie permettono ad un medico di guardarti dall’alto in basso e gettarti in malo modo sulla sua scrivania le pastiglie da prendere, guardandoti con disprezzo, mi racconta L.

Quale strana convenzione sociale consente di essere deriso a scuola o per le strade perché il tuo sguardo magari è vuoto,  ne hai viste troppe.    

No, continua L., il tuo sguardo non può essere vuoto perché diventi preda, degli altri e di te stesso.  E in questa società dove vince il più forte questo non è concesso. 

Come dice Vasco … (1), aggiunge infine L., … la vita però è un brivido che vola via, è un equilibrio sopra la follia … la follia che riguarda tutti noi.

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Beatrice Bertoli

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Note:

(1) Vasco è ovviamente Vasco Rossi e la citazione riguarda la canzone Sally in cui spicca il passaggio citato (lo riprenderemo prossimamente)